PATIENT STORIES

    English

    Induced menopause and treatments with aromatase inhibitors for breast cancer have compromised Silvia’s bones. She discovered this by paying a high price - the fracture of two vertebrae and fear of not being able to regain the ability to walk. But today, thanks to antiresorptive treatment, she is doing well again. 

    “It was hard, but I'll get back to skiing” 

    Silvia, 58, has spent her life between Italy and Belgium. She has two children, a job and an immense passion for sport. But if you ask her to describe herself, the first thing she talks about is skiing. In her own words, "Skiing has always been more than a sport to me. Skiing off the slopes, on fresh snow, helps me think about my priorities and find solutions to my problems. It's something that profoundly cheers me up”. 

    In 2003, when she was 43, the gynecologist found a small lump in her breast. The diagnosis of cancer soon followed, along with what she called the "complete package" - mastectomy, chemotherapy and hormone therapy with aromatase inhibitors, in order to reduce the chances of recurrence. As a result of the treatments, at the age of 44, Silvia had entered menopause. 

    Skipping forward to 2016, thirteen years had passed since the diagnosis. Silvia had returned to regular life. It was a cloudless day in January when she decided to face an off-piste descent and was unknowingly about to receive a bad surprise. A slight fall on the snow caused her to fracture two vertebrae and a CBM revealed an osteoporotic fracture. 

    "I will never forget what the doctor who had advised me to take the exam said - that after five years of aromatase inhibitors, the bones can be compromised and that it should have been advised to have checkups. I will never forget the anger and frustration. The hardest thing wasn’t the fact that I had to spend three months in bed, but actually regaining the confidence to start walking again. It's a terrible feeling to be afraid of doing the simplest things. I haven't skied since." 

    After this revelation, Silvia decided to go a rheumatology centre, where she began taking specific antiresorptive treatment for her bones, along with calcium and vitamin D. Two years later, the latest CBM showed a significant reduction of bone fragility, so much so that Silvia is no longer in excessive danger of fractures. 

    On March 3rd and 4th I intend to revive the skis for the night skiing from Theodul to Cervinia. This will be my victory, and up next, Kilimanjaro.

    Italian

    La menopausa indotta e le cure con inibitori dell'aromatasi per il tumore al seno hanno compromesso le sue ossa. Silvia lo ha scoperto pagando un caro prezzo: la frattura di due vertebre e la paura di ricominciare a camminare. Ma oggi, grazie alle cure anti-riassorbitive, sta di nuovo bene.

    Silvia, 58 anni, una vita trascorsa tra l'Italia e il Belgio, con due figli, un lavoro e una immensa passione per lo sport. Ma se le si chiede di descriversi, la prima cosa di cui parla è lo sci. “Lo sci – racconta – è sempre stato per me molto più di uno sport. Sciare fuori pista, su neve fresca, mi aiuta a reimpostare le priorità, a trovare soluzioni ai miei problemi. È una cosa che mi rasserena profondamente”.

    Nel 2003 – aveva 43 anni – la ginecologa avvertì un piccolo nodulo al seno. La diagnosi di carcinoma arrivò subito dopo, insieme a quello che lei chiama il “pacco dono completo”: mastectomia, chemioterapia e terapia ormonale con inibitori dell'aromatasi, per ridurre il rischio di recidive. E, conseguenza delle cure, a soli 44 anni, Silvia era entrata in menopausa.

    Arriviamo al 2016: sono passati 13 anni dalla diagnosi, e Silvia ha ripreso in mano la sua vita. È una giornata di gennaio senza nuvole quella in cui decide di riaffrontare una nuova discesa fuori pista, ma di lì a poco avrebbe avuto una brutta sorpresa. Una caduta lieve, su neve fresca, le provoca la frattura di due vertebre e una Moc rivela un'osteoporosi fratturosa. “Non dimenticherò mai le parole del dottore che mi consigliò di fare l'esame. Nessun medico – mi chiese – le aveva detto che con cinque anni di inibitori dell'aromatasi le ossa possono essere compromesse e che sarebbe stato opportuno fare dei controlli? Non scorderò la rabbia e la frustrazione. La cosa più dura non è stata passare tre mesi a letto, ma ritrovare la fiducia per ricominciare a camminare. È una sensazione terribile avere paura anche di fare le cose più semplici. Da allora non ho più sciato”.

    Dopo la scoperta, Silvia si è rivolta a un centro di reumatologia, dove ha cominciato ad assumere una terapia specifica, anti-riassorbitiva, per le ossa, insieme a calcio e vitamina D. A due anni di distanza, l'ultima Moc ha mostrato una importante riduzione della fragilità ossea, tanto che Silvia non risulta più in uno stato di eccessivo pericolo di fratture.

    Il 3 e il 4 marzo rimetterò gli sci per la notturna dal Théodule a Cervinia. Questa sarà la mia vittoria, e per il prossimo futuro punto al Kilimangiaro.